Esperienze lavorative.

Al momento della scelta della facoltà universitaria, molti ragazzi interessati alla matematica, e i loro genitori, si pongono le domande: Dove vanno a lavorare i laureati in matematica? Vanno tutti a insegnare o a fare ricerca all'università? Che tipo di lavoro può fare un laureato in matematica? Come inizia e come si sviluppa la carriera professionale di un laureato in matematica?

Le statistiche elaborate dell'ISTAT mostrano che un laureato in matematica non avrà difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro. Uno studio svolto recentemente nell'ambito del Progetto Lauree Scientifiche ha mostrato che i lavori che un matematico può fare sono vari e interessanti. Spinti da queste considerazioni, abbiamo qui raccolto storie e testimonianze di alcuni di questi laureati, quasi tutti laureati all'Università di Trieste.

Altre storie di laureati in matematica si trovano nel sito web http://mestieri.dima.unige.it/

 

ALESSANDRA DRAGOTTO Mi sono chiesta spesso quale sia stata la ragione più profonda che mi ha portato ad incontrare la matematica e ad innamorarmene, ma per me questo resta ancora un mistero. Eppure essa è entrata a far parte della mia vita e non mi ha più abbandonata: è con me ogni giorno, in ogni cosa che faccio. E’ la radice del mio pensiero e lo strumento del mio agire in quella sorta di stato di esaltazione che si sperimenta ogni qual volta ti chiedi il perché delle cose e non hai pace fino a che non ne hai dimostrato il come.

 

La mia storia è un pò questa: quella di una studentessa come tante, da sempre brava a scuola e che quando si è trovata a dover scegliere quale facoltà intraprendere dopo il liceo, aveva in testa mille dubbi e incertezze. Non mi era chiaro fin da subito che la matematica fosse la mia strada e - a esser onesti - quello che all’epoca mi ha convinto a iscrivermi a matematica è stata la consapevolezza che non volevo ritrovarmi in una di quelle aule con centinaia di studenti ammassati l’uno sull’altro per seguire una lezione. Non volevo essere solo un numero di matricola insomma. Volevo mantenere la mia identità e potermi rapportare con persone che ricordassero il mio nome: e così è stato.

E anche vero però che a quei tempi (siamo nel 1995 non così tanti anni fa dopotutto) termini come precariato e disoccupazione non facevano ancora parte del vocabolario corrente: la maggior parte dei giovani sceglieva di seguire la proprie aspirazioni e passioni e pochi si trovavano a farsi i conti in tasca su quale facoltà poteva offrire maggiori sbocchi lavorativi. Oggi, con un po’ di anni di lavoro sulle spalle e diversi colloqui di lavoro fatti posso dire che la matematica rappresenta un’importante risposta strategica anche al problema occupazionale: il matematico può fare davvero di tutto ed è apprezzato per questo.

Qualcuno ha detto, infatti, che “anche quando certe conoscenze matematiche si sono obliate del tutto, rimane saldo l'abito del rettamente ragionare, il gusto per le dimostrazioni eleganti, il disinteresse e l'indipendenza nel giudicare, il pensiero logico disciplinato, lo spirito scientifico acuito, la precisione dell'espressione, la saldezza dei convincimenti, il senso del vero”. E così è stato per me. Mi sono laureata con una tesi in Geometria Algebrica, ho scelto di fare un dottorato di ricerca in Norvegia, ho lavorato come assegnista di ricerca presso l’Università di Trieste, ho visitato tanti luoghi, partecipato a tanti convegni e avuto il piacere e l’onore di conoscere alcuni dei più grandi matematici di oggi. A quel tempo pensavo che avrei fatto questo per il resto della vita e che sarei rimasta in ambito accademico. Così però non è stato. Un po’ per gioco e un pò per caso nel 2005 sono approdata alla SWG, una società di ricerche demoscopiche con sede a Trieste, e non me ne sono più voluta andare.

Oggi svolgo il ruolo di direttore di ricerca, mi occupo della realizzazione di ricerche politiche, istituzionali e di mercato di cui seguo l’intero processo. Dalla stesura e implementazione del questionario di rilevazione all’elaborazione e analisi dei dati, dalla reportistica alla consulenza al cliente. Mi occupo in particolare dell’implementazione di modelli statistici a supporto dell’analisi dei dati, e il mio talento è sicuramente quello di torturare i numeri talmente tanto da indurli a confessare qualsiasi cosa.

Spesso mi hanno chiesto se rimpiango di aver studiato tanto per poi buttare via tutto e trovarmi a fare un lavoro completamente diverso. La mia risposta è: assolutamente no. La matematica è un modo di essere del quale non ti liberi mai. E quando oggi mi chiedono che lavoro faccio io rispondo senza esitazione: “io sono una matematica”.

KARLA BJELANOVIC Nata a Belgrado e residente a Trieste, mi sono laureata in matematica nel 2004. Il mio percorso formativo è continuato con un dottorato di ricerca in Finanza Aziendale (Università degli Studi di Trieste). L'ambito di ricerca in cui ero coinvolta comprendeva lo studio di modelli di ottimizzazione di "nuova generazione" (threshold accepting) da applicare nella gestione passiva del portafoglio (index tracking). Ho conseguito il titolo del dottore di ricerca nel 2008.

Nell'ultimo anno del dottorato ho unito lo studio con un'esperienza lavorativa presso il gruppo Allianz attraverso un contratto di stage. Quest'ultima esperienza si è rivelata fondamentale in quanto mi ha permesso di essere assunta dopo un breve periodo con un contratto a tempo indeterminato. Attualmente collaboro assieme ad un gruppo di colleghi nello sviluppo e implementazione di progetti specifici per soddisfare le necessità di varie aree aziendali quali risk management, finanza e pianificazione e controllo. La formazione acquisita nel corso di laurea in matematica e successivamente arricchita con il dottorato mi ha aiutato a ritagliarmi all'interno di un'azienda a respiro internazionale un ruolo professionale particolarmente stimolante.

La mia esperienza è uno dei tanti esempi in cui la matematica non è una materia che vive solo nelle aule di studio e che ha natura puramente teorica bensì rappresenta uno strumento essenziale per la risoluzione di un'infinità di problematiche in ambito aziendale. È anche per questo, ma non solo, che incoraggerei tutti gli appassionati della materia a non rinunciare di intraprendere l'affascinante percorso di studio che li porterà a scoprire le immense potenzialità di questa Scienza così antica.

CRISTIANO CREVATO A quanti mi chiedono se sono felice del mio lavoro rispondo convinto: "Certo! Sono un Matematico, come potrei non esserlo". Mi sono laureato all'Università degli Studi di Trieste nel 1996. Assolto il servizio militare nell'Aeronautica Militare Italiana sono stato assunto da un'mportante azienda informatica della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia come esperto di sistemi crittografici.

Al tempo si stava diffondendo la Firma Elettronica e venivano definiti i protocolli della Posta Elettronica Certificata. Oggi questi strumenti sono diffusi ed indispensabili per interagire con la Pubblica Amministrazione, ma nel 1998 la situazione era molto diversa. Le aziende che dovevano sviluppare questi strumenti per le Pubbliche Amministrazioni spesso incontravano la diffidenza delle persone, abituate alla firma autografa sugli atti ed alle raccomandate con ricevuta, quindi non vedevano di buon occhio queste novità tecnicamente complicate e volevano garanzie sulla qualità del software, sulla sua effettiva validità e sicurezza. Per questo motivo erano ricercati gli esperti in campo crittografico, conoscitori del "segreto" celato nella nuova tecnologia ed in particolare i Matematici per la loro preparazione teorica sulla robustezza dei sistemi crittografici. La mia avventura come Matematico prestato all'informatica è iniziata in questo modo ed è durata 8 anni, nei quali ho maturato una considerevole esperienza nel campo; ho partecipato all'analisi, alla progettazione ed alla realizzazione di diversi servizi importanti in ambito sanitario, nella gestione dei flussi documentali fino alla sperimentazione del voto elettronico. Ho collaborato a numerosi progetti nei quali venivano impiegati sistemi crittografici per l'autenticazione degli utenti, per la protezione dei dati sensibili e per la validazione dei documenti informatici mediante apposizione della Firma Elettronica. Col passare del tempo sono cambiate le mie esigenze personali, l'esperienza informatica non era più così stimolante anche perché era cresciuto in me il desiderio di ritornare alla Matematica. Ho intrapreso l'iter per diventare un docente della scuola secondaria e mi sono abilitato all'insegnamento della Matematica e della Fisica nel 2006, l'anno dopo ho conseguito anche il diploma per l'insegnamento di Integrazione e Sostegno nelle discipline scientifiche. Confesso che all'inizio &erave; stato faticoso ricominciare a studiare, ma la fatica era ricompensata dal piacere di occuparmi esclusivamente della mia disciplina e vi garantisco che ne è valsa la pena. Perché lasciare una posizione sicura per diventare un insegnante, ahimè, precario? Per la soddisfazione che dà il fatto di accompagnare i propri allievi fino al momento della scoperta. Come riconoscere questo momento? Secondo Alex Bellos, matematico e filosofo, giornalista scientifico del quotidiano inglese "Guardian", il momento della scoperta è "quel momento in cui, 'aha', finalmente capisci una prova, o come risolvere un problema. È un momento di gioia e sorpresa, simile al piacere quasi fisico che ti dà uno scherzo ben riuscito".

Chi insegna la Matematica lo fa perché è consapevole del fatto che la Matematica apre la mente, è indispensabile per esse autonomi nella vita, è lo strumento che ci permette di acquisire le competenze per affrontare e risolvere i problemi, qualunque sia la loro natura. A maggior ragione, questo discorso vale in presenza di diversa abilità, nei casi in cui anche semplici attività come fare la spesa, utilizzare il denaro, orientarsi utilizzando una cartina stradale o leggere l'orario dei mezzi pubblici non siano attività banali. La Matematica, insegnata attraverso percorsi individualizzati, può favorire lo sviluppo di abilità compensative, l'apprendimento di strumenti cognitivi idonei a ridurre o addirittura eliminare queste difficoltà, rendendo piena ed autonoma la vita delle persone. Ecco perché è fondamentale che i Matematici si dedichino anche all'insegnamento della Matematica nelle scuole di ogni ordine e grado.

MARCO PIVETTA La mia esperienza con la matematica inizia nel 2003, quando mi iscrivo al corso di laurea in matematica presso la Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell'Università di Trieste. Qui frequento la laurea triennale e successivamente mi iscrivo alla laurea specialistica, scegliendo il "percorso formativo comune", in collaborazione tra l'Università di Trieste e la SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati). Al termine della laurea magistrale ho discusso una tesi dal titolo "Unicità del problema di Cauchy per il sistema delle onde termoelastiche", preparata sotto la guida del professor Del Santo, in cui ho avuto la possibilità di far uso delle conoscenze acquisite e avvicinarmi al campo della ricerca, iniziando a comprendere più profondamente cosa significasse "ricerca in matematica", confrontandomi direttamente con un problema.

Concluso questo percorso ho deciso di continuare su quella strada, iscrivendomi al dottorato di ricerca in Fluidodinamica ("Environmental and Industrial Fluid Mechanics"), sempre presso l'Università di Trieste. La scelta di un dottorato con una denominazione non puramente "Matematica" è dovuta al desiderio di fare uso della matematica in situazioni e contesti più concreti, cercando di confrontarmi anche con argomenti meno teorici. Il mio lavoro attuale in preparazione della tesi di dottorato tratta comunque di argomenti di matematica pura (per chi è interessato: Equazioni di Navier-Stokes, le equazioni che descrivono il movimento dei fluidi), ma durante questi tre anni, ho avuto la possibilità di lavorare con altri settori che fanno parte del dottorato (ad esempio ingegneria); grazie a ciò ho potuto notare l'attitudine al lavoro di gruppo e l'importanza che diversi settori danno alla presenza di matematici, per la loro capacità di affrontare i problemi con la mente il più possibile pronta a muoversi in diverse direzioni.

Devo dire che oltre alle conoscenze tecniche, di cui l'università mi ha dato un insegnamento rigoroso e preciso, ciò che più di ogni altra cosa ho imparato nei cinque anni di università e nei tre attuali di dottorato è proprio la curiosità di fronte ai problemi, il desiderio di trovare una soluzione e l'attitudine al farlo nei modi più diversi e fantasiosi. Il dottorato mi ha dato inoltre la possibilità, senza obblighi, di cimentarmi nell'insegnamento (tutorato per i ragazzi del primo anno): anche questa esperienza è stata molto formativa, innanzitutto perché si capisce quanto si debba essere preparati per trasmettere nel modo migliore un concetto e poi perché, e questo mi ha sorpreso più di tutto, si impara moltissimo anche nella fase di spiegazione ed è forse il momento in cui si percepisce meglio quanto profonda sia la comprensione dei concetti studiati negli anni precedenti.

Il dottorato è un momento di crescita formativa altissimo, importante nella crescita culturale ma anche per la sfera personale, e spero che sempre più studenti si avvicinino e provino questa esperienza, senza la paura, sebbene legittima, di un futuro precario. Spero inoltre, per il futuro prossimo mio e degli studenti di domani, che società e governi prendano coscienza che ricerca è crescita culturale e che quest'ultima va incentivata in ogni modo.

ALICE CHERINI Dopo il liceo mi sono iscritta al corso di laurea in Matematica perché era la materia che a scuola trovavo più stimolante ed interessante. Studiando matematica all'università ho scoperto la potenza e il fascino di questa sorprendente materia. Infatti la matematica è un mondo di logica, ragionamento ed intuizione: il suo linguaggio è universale e permette di esprimere concetti di una complessità e profondità che a parole è difficile descrivere.

Durante il mio percorso universitario mi è sempre stato detto che con una laurea in matematica si trova lavoro in molti settori e che questo tipo di formazione è sempre più apprezzata nel mondo lavorativo, ma finché non ho iniziato a lavorare non mi era ben chiaro il perché una laurea così teorica potesse essere apprezzata fuori dall'università. Ora ho capito che il matematico è ricercato per il modo e la capacità di affrontare e risolvere qualsiasi tipo di problema in svariate discipline. Il valore aggiunto di un matematico è quello di essere in grado di affrontare i problemi in maniera multilaterale e di riuscire ad andare in profondità a tutte le questioni.

Dopo la laurea ho iniziato a cercare lavoro in ambito finanziario: ho creato un profilo sul sito monster.com ed ho risposto ad alcuni annunci di lavoro. Dopo una settimana sono stata richiamata da una società che si chiama Agilex (società di reclutamento) e nel giro di qualche giorno ho iniziato a lavorare per Accenture come consulente nel settore finanziario, con un contratto a progetto di sei mesi. Alla fine del progetto ho ricevuto anche altre offerte nello stesso campo ed ho avuto la possibilità di scegliere con che società ed il team di persone con cui continuare la mia esperienza in questo settore. Oggi lavoro in BEE Team ed in particolare mi occupo della gestione dell'operatività bancaria dal punto di vista informatico. Ogni giorno insieme agli altri ragazzi del gruppo, che sono tutti laureati in materie scientifiche, analizziamo, studiamo e proponiamo soluzioni ai problemi che ci vengono segnalati dal cliente, proponiamo nuove forme e metodi per la gestione bancaria. Confrontandomi con altri amici che hanno intrapreso altri percorsi non posso che ritenermi fortunata per la scelta che ho fatto dopo il liceo: le qualità e le capacità che ho acquisito studiando matematica mi hanno permesso ora di avere ora un lavoro stabile e stimolante.

FABIOLA GIUDICI Quando mi sono iscritta al corso di Laurea in Matematica, non l'ho fatto pensando agli sbocchi professionali che mi poteva offrire questo corso (anche perché allora non mi erano ancora chiari), ma perché la matematica è sempre stata la mia passione fin dal liceo. Ho ricevuto diverse critiche per questa mia scelta: è un luogo comune che la laurea in Matematica non dà lavoro, si pensa che una disciplina così astratta può avere solo un futuro nella ricerca. Mi sono persino sentita dire che sono i ragazzi più portati per la matematica! Tuttavia non mi sono certo fatta scoraggiare e ho intrapreso il mio percorso. La mia esperienza lavorativa è iniziata con un tirocinio previsto dal corso di studi proprio per avvicinare gli studenti universitari alle aziende. Studiando per 5 anni matematica "teorica", non sapevo come avrei potuto inserirmi in un contesto lavorativo. Il tirocinio svolto presso l'Istituto di Citodiagnostica dell'Azienda Ospedaliero all'Universitaria di Trieste, non solo ha dato una risposta a questi miei dubbi, ma è stato il punto di partenza per la mia attuale posizione, ovvero assegnista di ricerca per il Dipartimento Univ. Cl. di Anestesia, Chirurgia, Anatomia, Patologica, Dermatol., Epatol. e Sc. Molec. (A.C.A.D.E.M.). In particolare lavoro nel reparto di Anatomia Patologica dell'Ospedale di Cattinara. Mi occupo della raccolta, gestione ed analisi statistica dei dati relativi alle donne che aderiscono al programma di prevenzione (screening) del carcinoma al seno. Inoltre aggiorno continuamente i dati anamnestici riguardanti le donne che ogni anno sono sottoposte ad un prelievo citologico (ago aspirato), in seguito ad un esame eco-mammografico dubbio. Per ogni paziente le variabili considerate sono molteplici e questo richiede un'ottima capacità di gestione ed organizzazione dei dati per poi analizzarli con specifici software statistici. Particolare attenzione è rivolta al calcolo dei fattori di rischio per il cancro al seno, nella popolazione triestina, tramite modelli matematici di analisi multivariata. Inoltre viene valutata ogni anno la sensibilità, specificità e i valori predditivi delle procedure diagnostiche per verificare se rispettano gli standard europei.

Questa esperienza all'Ospedale Cattinara mi ha insegnato molto anche dal punto di vista personale e non solo strettamente lavorativo. Il confronto quotidiano con persone di formazione completamente diversa dalla mia, come medici, tecnici di laboratorio, ha migliorato la mia capacità comunicativa e soprattutto mi ha fatto capire quanto sia importante il lavoro di squadra per raggiungere risultati ottimali. E` fondamentale capire le richieste del medico (nel mio caso specifico dei patologi) per poter dare una risposta coerente in ambito statistico. Penso che studiare matematica permetta di affrontare problemi che riguardano campi anche molto diversi tra loro. Questo perché il "matematico" ha acquisito un modo di ragionare e pensare che lo rende richiesto nel mondo del lavoro. La matematica è bella perché è fantasia, e il mondo ha bisogno di fantasia! Consiglio a chi ha questa passione di coltivarla perché anche se studiare matematica non è facile, dà veramente tanta soddisfazione.

 

FABIO TUREL Dalla matematica all'innovazione: quale senso dare a questo percorso? Era il 1996, stavo preparando la tesi, e negli anni trascorsi a Matematica non ero riuscito a liquidare la domanda che, fin dai primi mesi di frequenza, aveva iniziato a ronzarmi in testa: "ma cosa me ne farò di tutti questi concetti, così enormemente difficili da interiorizzare ed elaborare?" A dirla tutta, non saprei ancora rispondere. Quel che accadde in
realtà fu del tutto imprevedibile: in facoltà, "internet" era presente già da tempo - ma si iniziava a parlarne un po' dappertutto. Così mi capitò di iniziare a lavorarci sopra quasi per caso, invitato da un compagno di classe della scuola media che aveva avviato uno studio di comunicazione: sarei andato a lavorare con lui, associato al suo studio, a cercare di venire a capo dei risvolti tecnologici di questa grande novità che (ne eravamo sicuri!) avrebbe cambiato il mondo. Del resto, se ero stato capace di sostenere tutti gli esami di una facoltà come Matematica, come avrei potuto spaventarmi di fronte a degli argomenti che, in fin dei conti, erano soltanto un po' complicati? Per farla breve, col passare degli anni mi sono reso conto che la cosa che davvero
mi interessava non era quella specifica novità, ma il fatto stesso che fosse nuova. Dalla tecnologia all'innovazione, per metterle infine assieme e occuparmi di "innovazione guidata dalla tecnologia" in un grande gruppo assicurativo.

 

GEORGIA TURRI Fin dalla scuola elementare la matematica è sempre stata la mia materia preferita. Non ho quindi mai avuto dubbi e ripensamenti sulle scelte da fare nel mio percorso scolastico: Liceo Scientifico e poi ovviamente il Corso di Laurea in Matematica.

Mi sono laureata nell’ottobre del 2003 concludendo un ciclo di studi felice e pieno di soddisfazioni. A questo punto per la prima volta la strada da seguire non era ben definita. Nell’incertezza più completa avrei voluto fare tante cose: continuare con un dottorato, provare la via dell’insegnamento, entrare nel mondo del lavoro…

Alcune di queste opzioni si sono scartate da sole. Essendomi laureata ad ottobre, ormai gli esami di selezione per i dottorati e per la SSISS (scuola superiore per l’insegnamento nella scuola secondaria) erano già conclusi, così ho inviato il mio curriculum presso diverse aziende della realtà triestina.

Sono stata quasi subito contattata da Genertel per un posto a tempo determinato presso l’ufficio contabilità. Inizia così un breve periodo della mia vita in cui ho imparato tante cose interessanti ma che allo stesso tempo non riuscivano a stimolarmi. Sono stata sempre abituata a lavorare per obiettivi: studiare per un esame per poi crescere e affrontare l’esame successivo. Un po’ come la costruzione di una casa che procede per piani, mattone su mattone. In Genertel invece il lavoro era abbastanza ripetitivo e non riuscivo a vedere un obiettivo finale.

Cominciavo a sentire nostalgia di aule e banchi di scuola/università e iniziavo a ripensare con nostalgia all’attività di tutorato che avevo svolto negli ultimi anni del corso di laurea. Così, quando a scadenza del contratto mi è stato proposto un rinnovo a tempo indeterminato, ho preso una decisione molto coraggiosa: rinuncio e provo l’esame di ammissione alla SSISS.

Ho superato gli esami di ammissione e mi sono ritrovata a frequentare nuovamente il dipartimento di matematica, finalmente felice! Sono stati due anni intensi e faticosi, con obbligo di frequenza ai corsi, tempi e scadenze abbastanza stretti, ma ho ritrovato vecchi compagni di studi e fatto nuove amicizie.

Ho cominciato ad insegnare subito appena finita la SSISS. Ho soprattutto avuto la fortuna di avere sempre dei contratti annuali più o meno presso lo stesso Istituto. Ora mi sento appagata e soddisfatta del mio lavoro. Faccio quello che mi piace davvero, e parlando con altre persone riguardo al proprio lavoro mi rendo conto che non è frequente. Mi stimola cercare di far apprezzare agli studenti una materia poco amata, mi rende piena di orgoglio vedere che gli studenti raggiungono dei risultati e mi piace pensare di aver contribuito alla loro crescita personale come individui.

 

ROBERTA ZUCCA Come molti altri colleghi ho scelto di iscrivermi al Corso di laurea in Matematica in quanto alle superiori era la materia preferita, nonché quella che mi sembrava più facile. Ho pensato da subito ad un possibile sbocco lavorativo nell’insegnamento alle scuole superiori, nella speranza che, visto il generale poco apprezzamento della materia, non avrei avuto eccessiva concorrenza come in altri campi.

Ho quindi impostato il mio percorso universitario verso l’indirizzo didattico sia nella laurea triennale che in quella specialistica. Terminata la laurea triennale ho inoltre iniziato a lavorare presso il museo Immaginario Scientifico di Trieste come guida al museo e animatrice di laboratori didattici per l’apprendimento della matematica in maniera interattiva. Qui ho avuto una prima esperienza “soft” degli aspetti positivi e negativi della professione dell’insegnante.

Nel settembre 2007 ho conseguito la laurea specialistica ma ormai erano scaduti i termini per l’iscrizione alla S.S.I.S.S., percorso post laurea per l’abilitazione all’insegnamento. Tuttavia ho avuto modo, tramite il Dipartimento di Matematica e Informatica, di iniziare uno stage di 6 mesi presso l’Allianz Lloyd Adriatico. Nel corso dello stage ho potuto apprendere i rudimenti di programmazione in VBA per la gestione e l’analisi dei dati della rete agenziale Allianz e, nel successivo prolungamento dello stage presso l’Allianz Bank, della rete bancaria.

Nel frattempo ho continuato a prepararmi in vista dell’esame per l’accesso alla SSISS, di cui ho appreso tuttavia la chiusura a circa un mese dalla presunta data. All’inizio del 2009 però sono stata assunta a tempo indeterminato in Allianz Bank, e quindi ho proseguito con lo sviluppare le mie conoscenze in direzioni del tutto diverse da quelle che mi ero prefissata.

Nel corso degli anni ho scoperto quanto in ambito lavorativo sia effettivamente apprezzata la figura del matematico, anche al di fuori del settore accademico o didattico. Se ne ricerca la particolare forma mentis che necessariamente si sviluppa in un corso di studi in cui il ragionamento e l’analisi dei problemi sono un elemento principale, e che una volta terminato fornisce sicuramente tutti i mezzi per sapersi adattare con successo ai diversi ambienti lavorativi a cui si avrà la possibilità di accedere.